lunedì 16 settembre 2013

Film parlato di Irene Nemirovsky - Recensione

Il 6 marzo 1931, nel nuovo cinema Gaumont degli Champs-Élysées, venne proiettato il primo film parlato francese, quel David Golder che Julien Duvivier aveva tratto dal fortunato romanzo di Irène Némirovsky, apparso due anni prima. Alcuni critici sospettarono che l’autrice, abilissima nel dare ritmo ai dialoghi, lo avesse addirittura scritto in vista dell’adattamento. Che il cinema sia stato una sua passione, e che abbia esercitato una forte influenza sul suo modo di raccontare, è indubbio: «I personaggi si muovono davanti ai miei occhi» diceva lei stessa. E proprio alla tecnica cinematografica si ispira Film parlato – il primo e il più lungo dei racconti qui radunati –, che la Némirovsky conduce con mano sicura, in un magistrale alternarsi di dissolvenze incrociate, flash-back, campi e controcampi, ellissi temporali, e con una cura maniacale, come fa notare Philipponnat, dei dettagli visivi e sonori: il risultato è di un’efficacia e di una novità sorprendenti. Appassionata lettrice di Čechov, la Némirovsky non smise mai di scrivere racconti, fino agli ultimi giorni della sua vita: e il lettore sarà felice di scoprire che anche nella misura breve sa raggiungere esiti di straordinaria incisività.


a cura di E.P.

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