lunedì 25 marzo 2013

Il seggio vacante di J.K. Rowling - Recensione


In “Il seggio vacante”, J.K. Rowling parte dall’improvvisa morte di un consigliere cittadino per investigare le ambizioni, le paure, gli amori, le gelosie, l’odio degli abitanti di una piccola città, tranquilla solo all’apparenza.
Pagford diventa quello che nei romanzi di Jane Austen era rappresentato dalla campagna inglese: un microcosmo che riflette situazioni universali. La Rowling fa sua la lezione della Austen adattandola ai tempi e adotta il suo sguardo acuto, con la differenza che non giudica i propri personaggi né sorride dei loro comportamenti. Troviamo condensati in pochi chilometri quadrati il divario sociale, le alleanze e le lotte intestine della piccola e media borghesia e la vita degradata dei quartieri popolari, il divario generazionale e lo scontro tra genitori e figli, vero motore di tutta l’azione.
Tutti questi elementi sono intrecciati con abilità in una vicenda che trova nella morte il suo punto di partenza, ma che tratta soprattutto di vita, vita interna e segreta che nessuno spera venga mai alla luce.

La psicologia dei personaggi è analizzata in maniera attenta e spietata, le meschinità e le malevolenze di ognuno messe in scena senza critica moralista, ma ogni dinamica psicologica sembra nascere e svilupparsi nell’ambito stesso del romanzo e molti comportamenti restano inspiegati al lettore. Anche se Pagford non finisce al termine della sua storia, tutti gli avvenimenti sembrano esplodere insieme e placarsi insieme, in un ritmo che ricorda un dramma teatrale. Lo stile è schietto e caratterizza bene le varie tipologie di personaggi, la narrazione serrata tiene incollati alle pagine dall’inizio alla fine. J.K. Rowling, dopo il successo mondiale della saga di Harry Potter, sviluppa le capacità di analisi e dimostra di poter scrivere tanto libri per bambini quanto per adulti, di poter creare una storia in cui la distinzione tra bene e male si profila netta e una in cui questi sono mescolati inesorabilmente nell’animo umano, infine mostra di poter affrescare un mondo fantastico quanto il mondo reale di una piccola città.

a cura di Daria D'Alessandro

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