martedì 16 aprile 2013

The Giver di Lois Lowry - Recensione


Devo ammettere che se non mi fosse stato caldamente consigliato, probabilmente non lo avrei comprato. E avrei fatto male.
Benchè sia un libro kidult è veramente bello. Si legge d’un fiato, il ritmo è coinvolgente e sicuramente la storia lascia numerosi spunti di riflessione.
Ci ha dovuto pensare la Giunti, con la sua nuova collana Y, a portarlo in Italia. E’ infatti un libro del 1993, che ha già venduto 6 milioni di copie, ha vinto numerosi premi e addirittura The Giver – Il Donatore è ancora vietato in molte scuole americane perché accusato di trattare in modo esplicito temi come la sessualità, l’eutanasia e l’infanticidio.
La storia parla di Jonas, quasi dodicenne, che vive in una comunità perfetta.non esistono più guerre, differenze sociali o sofferenze. Tutto quello che può causare dolore o disturbo è stato abolito, compresi gli impulsi sessuali, le stagioni e i colori. Le regole da rispettare sono ferree ma tutti i membri della Comunità si adeguano al modello di controllo governativo che non lascia spazio a scelte o profondità emotive, ma neppure a incertezze o rischi. Ogni unità familiare è formata da un uomo e una donna a cui vengono assegnati un figlio maschio e una femmina. Ogni membro della Comunità svolge la professione che gli viene affidata dal Consiglio degli Anziani nella Cerimonia annuale di dicembre, al compimento del dodicesimo anno.
Come nelle migliori avventure, il nostro eroe è una sorta di PRESCELTO: egli infatti è il nuovo Accoglitore (di memorie): il Donatore gli trasmetterà le memorie del passato dell’umanità e di tutte le cose che sono state cancellate/inibite dalla Comunità. E Jonas capisce che non si può più vivere in questo universo inibito e perfetto, e anela a fuggire Altrove per vivere una vita autentica.
Il finale è aperto, ma non inficia la validità di questo libro, che, a quanto leggo, è il primo di una trilogia che avrà anche altri protagonisti.
Alcuni paragonano The Giver – Il Donatore a un incrocio tra Il Mondo Nuovo, di Huxley, e 1984 di Orwell. Quel che è certo è che è considerato uno dei baluardi della letteratura distopica, cioè dove viene rappresentata una realtà tutt’altro che desiderabile (il contrario di “utopia”), spesso ambientate nel futuro.


a cura di D.R.

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