mercoledì 5 giugno 2013

Milioni di Farfalle di Eben Alexander - Recensione

Milioni di farfalle è un libro che fa riflettere sul senso della vita. L’autore, Eben Alexander, è un neurochirurgo, uno scienziato che non credeva alla vita dopo la morte; è un medico laico che aveva trascorso la sua carriera cercando di capire le connessioni fra cervello umano e intelligenza cosciente. Eben, riguardo la coscienza, era più consapevole della sconcertante improbabilità meccanica che esistesse come fenomeno indipendente, che addirittura esistesse.

La maggior parte degli scienziati ritiene che la coscienza umana sia composta da informazioni digitali cioè dati dello stesso tipo di quelli usati dai computer. Anche se alcuni frammenti di questi dati, ad esempio un tramonto, possono apparirci più intensi rispetto ad altri, in realtà questa è solo un’illusione. Il punto di vista di Eben era quello che aveva studiato riguardo la neuroscienza moderna e cioè che il cervello dà origine alla coscienza, alla mente, allo spirito o a tutto ciò che  “vogliate chiamare quell’invisibile e intangibile parte di noi che ci rende veramente quelli che siamo”. Un giorno, Eben venne colpito da un tipo di meningite che nella maggior parte dei casi provoca in poche ore la morte, ma egli rimase in coma per sette giorni. Durante questi sette giorni fece uno straordinario viaggio verso il Paradiso ed ebbe coscienza che lui era il cittadino di un universo stupefacente nella sua vastità e complessità e interamente governato dall’amore. 

La scoperta, che Eben aveva fatto durante il suo viaggio extracorporeo, era straordinaria: siamo tutti nella stessa condizione, poiché abbiamo una famiglia altra composta da creature che ci osservano e si prendono cura di noi e che, se ci apriamo alla loro presenza, queste sono pronte ad aiutarci a vivere il nostro tempo qui sulla terra. La certezza ora per Eben è che esiste un Creatore che ci conosce profondamente, si prende cura di noi e ama ciascuno di noi oltre ogni capacità di comprensione e questa certezza non deve rimanere un segreto. Eben, dopo il suo risveglio, considerò suo dovere far sapere a tutti quello che aveva vissuto nei giorni di coma: nel suo viaggio oltre ad avere conosciuto l’amore, ha capito chi siamo e come siamo collegati l’uno all’altro che è il vero significato dell’esistenza. Tu sei amato. È l’amore incondizionato del nostro Creatore. Eben  si è reso conto che la coscienza è una realtà indipendente dal corpo e dal cervello e quindi la conclusione che l’autore ne trae è quella che noi abbiamo perso il contatto con il profondo mistero al centro dell’esistenza, la nostra coscienza.

a cura di Luisa Santoro

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