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venerdì 16 agosto 2013

La Avventure di Gordon Pym di E.A.Poe - Recensione

Unico romanzo di Poe, scritto nel 1837 sull’onda dell’interesse suscitato dalle grandi spedizioni antartiche, la storia di Gordon Pym unisce le suggestioni classiche dell’avventura della grande tradizione letteraria marinaresca ai deliri inquieti di una fantasia “decadente”. In una prosa che pagina dopo pagina si fa più febbricitante, i motivi classici del genere – ammutinamenti, tempeste, naufragi, isole misteriose – vengono contaminati da una vena di orrore che rende il viaggio del protagonista una terribile discesa agli inferi e la lotta per la vita una vera iniziazione alla morte. Le peripezie del giovane Arthur Gordon Pym altro non rappresentano se non il viaggio di Edgar Allan Poe nell’antro tenebroso della sua anima. Non è difficile capire dunque perché grandissimi scrittori di mare come Stevenson, Melville, Conrad e Verne si siano lasciati profondamente suggestionare da questo romanzo, considerato uno dei momenti più alti della letteratura fantastica moderna.


a cura di S.A.

martedì 13 agosto 2013

Demian di Hermann Hesse - Recensione

Scritto nel 1917 e pubblicato nel 1919, Demian è la storia di un ragazzo combattuto fra due mondi, quello bello e pulito del bene e quello terribile, enigmatico eppur allettante del male. Protagonista è il giovane Emil Sinclair, caduto sotto l'influsso di un cattivo compagno di scuola, Franz Kromer, che lo spinge a ingannare i genitori, rubare e discendere la china del peccato. Sarà un altro compagno, Max Demian, che sembra vivere fuori del tempo o uscire da un passato senza età, ad attrarre Sinclair e a liberarlo dal nefasto influsso di Kromer, guidandolo verso una concezione della vita straordinariamente complessa e misteriosa. Già riconosciuto da Thomas Mann come un piccolo capolavoro, Demian esercitò con la sua carica problematica un forte influsso sui giovani tedeschi appena usciti dalla traumatica esperienza della Prima guerra mondiale, convinti che l'autore - che scriveva sotto pseudonimo - fosse uno di loro tanto era fresco lo stile e viva e spontanea la narrazione.


a cura di P.S.

giovedì 8 agosto 2013

Cuore Di Cane di M.Bulgakov - Recensione

Un racconto, a mio avviso, straordinario, ricco nei dettagli e nelle descrizioni dei personaggi ed eventi.Devo dire, che mi ha affascinato fin  da subito.Questa storia bellissima,  narra delle avventure di un povero cane randagio, Pallino, che vive per strada costretto a nutrirsi di scarti e a subire le imprecazioni e le bastonate dei cittadini. Un giorno, viene raccolto per strada dal famoso scienziato Preobrazenskij, che lo accudirà e lo nutrirà rendendolo il cane più bello e felice di tutta Mosca, ma egli, haimè, non sa le vere intenzioni del suo nuovo padrone, ed il motivo che  lo abbia spinto a prenderlo con se, incurante del suo aspetto fisico così tanto malridotto. Sarà, appunto in una di quelle famose sere dove , prima della solita abbondante cena, il povero Pallino, sarà operato e trasformato in un uomo. Il suo esperimento, ha apparentemente un esito positivo, ma l'animale prescelto, conserverà ancora, tutta la sua natura canina, causando una serie di gravi problemi al professore. Non sarà quindi, la bestia a diventare più nobile, bensì è lo spirito umano che si abbasserà al livello canino, o magari semplicemente, l’uomo è più crudele ed insensato di qualsiasi animale. Questa storia, altro non è che un racconto affascinante che si tiene in equilibrio tre la satira del teatro e la precisione scientifica dello scrittore, sprofondando nel grottesco. Mi sento, quindi, come sempre, di consigliare questo libro a tutti gli amanti del genere e a chiunque abbia voglia di lasciarsi trasportare da un racconto sensazionale come questo di Bulgakov, fatto di ricche descrizioni e dialoghi dettagliati, e solo dopo averlo finito, vi consiglio, di guardarne il famoso film, per poter analizzare voi stessi la magnifica opera che Michail A. Bulgakov ha realizzato.


a cura di Lizzy

mercoledì 7 agosto 2013

L'isola Dei Pirati di Michael Crichton - Recensioni

La Giamaica, remoto avamposto della corona britannica nel cuore dei Caraibi, è circondata dalle potenti colonie spagnole. I vicoli della sua capitale, Port Royal, sono popolati di avventurieri, tagliagole e donne di malaffare, in cerca di fortuna tra le taverne e il molo. Nella calura tropicale è difficile sopravvivere e troppo facile morire, tra malattie, vendette e regolamenti di conti. L’oro che gli spagnoli mandano dal Nuovo al Vecchio Mondo è una tentazione irresistibile, soprattutto per lo spregiudicato capitano Charles Hunter. Del resto, la legge inglese protegge i corsari che riescono a farla franca... La voce che gira nel porto è sempre più insistente: nel porto di un’isola vicina, Matanceros, è ancorato il galeone El Trinidad, che deve portare il suo tesoro verso la Spagna. La rada è protetta da un forte inespugnabile, sotto la stretta sorveglianza del sadico capitano Cazalla. L’oceano è pattugliato dalla flotta spagnola, la giungla di Matanceros è impervia e fittissima, la fanteria e l’artiglieria spagnole sono all’erta. Ma non basta per fermare l’ambizioso Hunter, che sceglie a uno a uno i membri del suo equipaggio e architetta un piano diabolico. L’isola dei pirati è stato ritrovato nel computer di Michael Crichton dopo la sua prematura scomparsa. Uno degli scrittori più amati di tutti i tempi ci ha lasciato un’avventura mirabolante, ambientata in un’epoca feroce e imprevedibile. Azione e atmosfera, tradimenti, vascelli e tesori fanno dell’Isola dei pirati un vero godimento per il lettore: pura suspense con tantissimi colpi di scena, il capolavoro di un maestro.


a cura di S.A.

sabato 3 agosto 2013

Ossessioni di Patrick Suskind - Recensione

Una giovane pittrice agli esordi viene tacciata da un critico di "mancanza di profondità": la ricerca della profondità si trasforma in un'idea fissa che la condurrà a soluzioni estreme. Un pensionato parigino trascorre le sue giornate giocando a scacchi, tormentato dal pensiero dominante di vincere: una vittoria che gli costerà la solitudine. Un vecchio orafo è ossessionato dall'idea che il segreto del mondo sia racchiuso nele forme ammalianti delle conchiglie: la Conchiglia è il principio metafisico su cui tutto si basa, ed è anche la malattia che lo sta distruggendo.





A cura di S.T.

mercoledì 31 luglio 2013

David Copperfield di Charles Dickens - Recensione

Uno dei racconti più popolari della letteratura ottocentesca inglese.
David Copperfield non è altro che un povero orfano ritrovatosi per strada da un giorno all’atro che
 grazie alla sua forza d’animo  riuscirà a vincere il male e a realizzarsi.
 Egli, visse per un breve periodo, un’ infanzia felice con la madre e la sua nutrice. Ella, decide poi di risposarsi con il signor Murdstone, un uomo crudele che la porta alla tomba. Dopo la sua marte, David,  privo di affetti,  sperimenta la dura scuola del maestro Creakle.
Il patrigno, gli impone un lavoro avvilente in un negozio di Londra dove decide di  fuggire disperato. Si reca quindi, a  Dover, dove sua zia, Betsey, accetta di occuparsi di lui.
Lo manda, così a Canterbury, per educarlo al meglio. Visse così nella casa del suo avvocato, padre di Agnes, una dolce fanciulla.
Divenuto cronista parlamentare e conquistata anche una fama letteraria, sposa Dora che  haimè,  muore pochi anni dopo. Il giovane allora si accorge della dolce Agnes, sua vecchia amica di infanzia e dopo aver salvato il padre di lei, dalle cattiverie di un amministratore,
decide di sposarla.
Questa, è una di quelle storie ricche di personaggi ed intrecci, dove però si vanno a incontrare molte disavventure, che per alcuni potrebbero segnare un vero e proprio fallimento mentre per il nostro protagonista, sono uno sprono a migliorarsi e andare avanti per raggiungere i propri sogni  e realizzarne gli obiettivi.

Mi sento di consigliare questo racconto non solo all’età del pubblico a cui è rivolto (10 anni) ma anche a tutti quelli che (dato il brutto periodo) hanno bisogno di uno spunto per reagire e superare ogni sorta di ostacolo. Vi consiglio quindi di leggere questo libro, e se lo avete già letto? allora rifatelo!


A cura di Lizzy

martedì 30 luglio 2013

Everyman di Philip Roth - Recensione

Il destino dell'Everyman di Roth si delinea dal primo sconvolgente incontro con la morte sulle spiagge idilliache delle sue estati di bambino, attraverso le prove familiari e i successi professionali della vigorosa maturità, fino alla vecchiaia, straziata dall'osservazione del deterioramento patito dai suoi coetanei e funestata dai suoi stessi tormenti fisici. Pubblicitario di successo presso un'agenzia newyorkese, è padre di due figli di primo letto, che lo disprezzano, e di una figlia nata dal secondo matrimonio, che invece lo adora. È l'amatissimo fratello di un uomo buono la cui prestanza fisica giunge a suscitare la sua più aspra invidia, ed è l'ex marito di tre donne diversissime tra loro, con ciascuna delle quali ha mandato a monte un matrimonio. In definitiva, è un uomo che è diventato ciò che non vuole essere. L'humus di questo potente romanzo - il ventisettesimo di Roth e il quinto in pubblicazione nel ventunesimo secolo - è il corpo umano. Il suo tema è quell'esperienza comune che ci terrorizza tutti. Everyman prende il titolo da un'anonima rappresentazione allegorica quattrocentesca, un classico della prima drammaturgia inglese, che ha per tema la chiamata di tutti i viventi alla morte.


a cura di S.V.

mercoledì 17 luglio 2013

22/11/63 di Stephen King - Recensione

Il 22 novembre 1963. Tre spari risuonarono a Dallas, il presidente Kennedy morì e il mondo non fu più lo stesso. Se fosse possibile cambiare la storia, tu lo faresti? Jake Epping è un tranquillo professore di Lisbon Falls, Maine, e il suo posto preferito per fare quattro chiacchiere è la tavola calda di Al. Che ha un segreto: la dispensa in realtà è un passaggio temporale, e conduce al 1958. Per Jake è una rivelazione sconvolgente, eppure l’incredulità non gli impedisce di farsi coinvolgere nella missione che ossessiona il suo amico da tempo. Se mai hai voluto cambiare veramente le cose, Jake, questa è la tua occasione: ferma Oswald quel 22 novembre 1963. Salverai Kennedy. Salverai suo fratello Bob, e Martin Luther King; bloccherai le rivolte razziali. E forse eviterai anche la guerra in Vietnam. Basta che passi per la «buca del coniglio», sul retro della tavola calda. Non importa quante volte l’attraversi: uscirai sempre sul piazzale di una fabbrica tessile di Lisbon Falls, ore 11.58 del 9 settembre 1958. E non importa quanto a lungo resti in quel passato: al ritorno, nel tuo presente saranno trascorsi due minuti. Comincia così la nuova esistenza di Jake nei panni di George Amberson e nel mondo di Elvis Presley, James Dean e JFK, delle automobili interminabili, del twist e del fumo di sigaretta che avvolge tutto. Un mondo nel quale Jake è destinato a conoscere l’amore e a sovvertire tutte le regole del tempo. Fino a cambiare il corso della storia.

a cura di S.D.

mercoledì 10 luglio 2013

Il Lupo della Steppa di H.Hesse - Recensione

Harry Haller, il lupo della steppa, un uomo solo, vecchio e stanco della vita, quelle che leggeremo sono le sue memorie, trovate da un bambino, nipote della proprietaria della casa presa in affitto da Haller. Un viaggio tra le infinite magiche sfumature dell'Io, risultato dell'influenza su Hesse delle sue letture orientali, in particolare il Vedanta e le Upanisad, il libro è uno specchio deformante che ci guida in questo simbolico percorso, in particolare attraverso il rapporto tra il protagonista ed Erminia, una giovane donna misteriosa, i due svilupperanno una simbiosi del tutto unica, una dipendenza, entrambi hanno bisogno dell'altro, il perché verrà svelato solo alla fine. Realtà e fantasia si confondono, in un cangiante balienio di illusioni e riflessi: "la vita è uno stato mentale", le parole più appropriate per questo libro, è un invito a non chiuderci nella nostra individualità, a non credere di essere ciò che siamo e basta, definiti dai nostri pensieri e limitati dalle nostre esperienze passate, il lupo impara pian piano a vivere nel mondo che lo circonda, ad uscire dal suo dolore personale, ricevendo in sé tutto il resto che si trovava al di là del muro precedentemente costruito, un muro di pensieri. 


a cura di I.R.

Ritratto dell'artista da giovane di J.Joyce - Recensione

La storia di un giovane adolescente che cerca la sua strada interiore, i percorsi del suo pensiero, dalla giovane età, quando imprigionato dalla dualità peccato/colpa, a causa della forte educazione cristiana, vive in un immaginifico mondo di visioni terrifiche dell'inferno in cui potrebbe finire a causa dei suoi peccati, sino all'età adulta, dove prende coscienza dell'estetica della vita, rompendo coi suoi trascorsi religiosi, cerca una via per la sua arte, l'unico mezzo in grado di salvarlo. Scritto con stile fantasioso e senza seguire una linea temporale precisa all'interno delle singole sezione dell'età del giovane protagonista, si perde spesso però in inutili scenette familiari, dilungandosi oltremodo in questi inframezzi di nessun interesse per il lettore. Viene solo accennata la scoperta, il tentativo di strappare al mondo i suoi veli intimi attraverso l'arte, le parti in cui si mostra il pensiero del protagonista sono sicuramente le migliori, alcuni brani davvero poetici e toccanti, è un Joyce pronto per il grande salto che avverrà nei seguenti scritti. 


a cura di I.R.

martedì 9 luglio 2013

IT di Stephen King - Recensione

In una giornata d’autunno, a Derry, nel Maine, una terribile alluvione colpisce la città allagandone le strade. Per il piccolo Georgie Denbrough è l’occasione ideale per provare la barchetta di carta che gli ha costruito il fratello Bill. Georgie esce nella pioggia, con il suo impermeabile giallo, e si diverte a seguire la barchetta nei canali di scolo delle strade della sua città.

Durante il percorso, la barchetta finisce accidentalmente in un tombino e Georgie si china per riprenderla. Due occhi azzurri, una grossa bocca rossa e una testa a forma d’uovo con buffi ciuffi di capelli sui lati si presentano al bambino dalle fogne di Derry. Lì sotto c’è un simpatico clown che, presentatosi come Pennywise, offre al piccolo un palloncino e la sua barchetta. Georgie gli tende la mano per ricevere i suoi regali, e in quell’istante il clown svela la sua demoniaca forma, divorando il braccio del ragazzino e uccidendolo.

Da questo tremendo avvenimento si sviluppa la storia di “It”, tessuta con maestria suprema da Stephen King. Bill, il fratello adolescente della vittima, non si dà pace e così insieme ai suoi giovani amici Richie Tozier, Eddie Kaspbrak, Stan Uris, Beverly Marsh, Mike Hanlon e Ben Hanscom, si mette alla ricerca del clown.
Scopriranno a loro spese che Pennywise è l’incarnazione dell’anima cattiva della città, non certo un essere umano, e che può assumere qualunque aspetto. Il clown si nutre della cattive vibrazioni della città di Derry e ogni ventotto anni torna in superficie per divorare bambini.

I protagonisti di “It”, unendo le loro forze e le loro paure, riescono a ricacciare nelle fogne quella tremenda presenza, promettendosi che si sarebbero ritrovati a Derry 28 anni dopo, per chiudere definitivamente il conto quando Pennywise sarebbe ritornato per chiedere il suo tributo di sangue.
La seconda parte del romanzo, infatti, racconta della “chiamata” alle armi degli ex bambini che, quasi come sotto l’effetto di una magia, hanno rimosso e faticano a ricordare la tremenda esperienza della lotta con il clown assassino. L’intreccio tra il passato e il presente è ideato e controllato in modo assolutamente fantastico: il genio di Stephen King attira il lettore e lo coinvolge con tutti i sensi, anche l’olfatto.

Il titolo del romanzo indica il pronome personale inglese usato per le cose che non hanno un’anima e che non appartengono alla categoria umana: Pennywise, infatti, non è umano, ma è “qualcos’altro”. Come spesso accade nei romanzi di King, i bambini protagonisti sono costretti a convivere con situazioni familiari molto particolari, che ne accentuano il disagio, e li rendono i bersagli preferiti dei perfidi bulli della periferia americana.

La scrittura di King è spaventosamente potente, una vera delizia anche per chi non è un amante della lettura. Il risvolto sociologico dei romanzi del maestro dell’horror, è molto presente anche in “It”. Se da un lato è vero che i romanzi di Stephen King raccontato di storie dell’orrore, è altrettanto vero che i protagonisti dei suoi romanzi convivono con gravi disagi che egli trasforma in mostri contro i quali combattere, dimostrando che la paura può essere esorcizzata.



A cura di R.L.

martedì 2 luglio 2013

Alice Nel Paese Delle Meraviglie - di L.Carroll

Pensare agli effetti di una realtà allucinatoria è immaginare una nuova articolazione delle categorie dello spazio, del tempo e di ogni altro aspetto connesso alla tangibilità. Per descriverlo, invece di ricorrere alle sofisticazioni della metafisica, basta il potenziale della narrativa, se lo scrittore è Charles Lutwidge Dodgson, meglio conosciuto come Lewis Carroll, autore di Alice nel paese delle meraviglie, edito da Feltrinelli e disponibile su Feltrinelli.it a soli € 5,25.

Molti individuano nell’opera gli elementi della retorica disneyana, niente di più diverso e lontano dai significati del testo. La sua complessità ha reso difficile la traduzione in italiano, consigliamo infatti ai nostri lettori un acquisto in lingua originale, data la ricchezza polisemica dei giochi di parole, dell’uso di luoghi comuni, delle immagini evocative e dell’interpretazione della cultura popolare inglese.

“«Se ognuno si facesse i cavoli suoi,» ringhiò la Duchessa inviperita, «il mondo girerebbe un bel po’ più svelto.» «Il che non ci porterebbe affatto avanti,» disse Alice, felice di poter esibire un assaggio della sua cultura”. Il racconto Alice nel paese delle meraviglie si è prestato a letture sociali, pedagogiche, data la sua natura fiabesca, e satiriche. Interpretazioni diverse, accomunate, però, da un filo comune teso alla sconfessione dei rigidi precetti dell’Inghilterra vittoriana, delle ipocrisie sociali del tempo, senza per questo rinunciare al gusto dell’assurdo. Aspetto sul quale alcuni interpreti hanno voluto scorgere gli effetti allucinatori dell’oppio, sostanza moto diffusa nell’alta borghesia dell’epoca.

Al di là delle tecniche sfruttate nell’emersione delle capacità creative dell’artista, il racconto alterna un’ambivalenza che si sposta dal freddo raziocinio matematico alle fascinazioni dell’illusione, il piacere di sconvolgere le regole della stessa matematica e dell’organizzazione del mondo. Un dio nuovo abita il cosmo di Alice.

“Alice cominciava a sentirsi assai stanca di sedere sul poggetto accanto a sua sorella, senza far niente: aveva una o due volte data un’occhiata al libro che la sorella stava leggendo, ma non v’erano né dialoghi né figure, – e a che serve un libro, pensò Alice, – senza dialoghi né figure?”. L’imperio dell’assurdo va oltre i vincoli della satira, sebbene presente in numerosi passaggi ed evidente nella definizione plastica delle figure. C’è qualcosa di più, quello scarto che rende percepibili, come se fossero veri, i drammi emotivi della protagonista. Nella fantasia c’è bene e male, niente da provare con il misurato distacco che hanno le storie dell’assurdo totale. E neppure il riso amaro della satira s’attanaglia fino in fondo ad Alice nel paese delle meraviglie. Vi sono frammenti di genere manipolati, usati in dosi e proporzioni utili alla poetica propria di Carroll.

È palese la critica alla pedagogia, alla letteratura per l’infanzia, all’assurdità del mondo adulto, denso di incoerenti prescrizioni verso il bambino. Manifesti anche gli enigmi matematici, come possiamo rilevare all’inizio del secondo capitolo (“Un lago di Lacrime”). Vorremmo però che il lettore non si lasciasse consigliare da un approccio prevenuto, ritenendo, a priori, di poter cogliere una coerenza rispetto a quella o quell’altra costante. Carroll invita invece all’immedesimazione in una bambina, momento di definizione dell’individuo completo e delle sue nevrosi, per scorgere una destrutturazione del reale. Processo di spoliazione realizzato, per convesso, mediante la sommatoria dell’assurdo.


a cura di Iacopo Bernardini

Le Affinità Elettive di W.Goethe - Recensione

Le affinità elettive” di Wolfgang Goethe venne pubblicato nel 1809. Il titolo del romanzo prende il suo significato dal termine scientifico che descrive un fenomeno secondo cui due elementi chimici, una volta uniti tra loro, si dividono solo quando vengono attratti da altri elementi con i quali hanno una maggiore affinità.

Edoardo e Carlotta due aristocratici, rimasti vedovi, decidono di sposarsi e vivere il loro amore felice. Si ritirano nella loro tenuta di campagna contenti del tempo che condividono. Vengono successivamente raggiunti dal Capitano, un amico di gioventù di Edoardo, e Ottilia, una giovane ragazza.

I quattro protagonisti del romanzo “Le affinità elettive”  sono improvvisamente attratti da una forza che avvicina Edoardo a Ottilia e Carlotta al Capitano. Le due nuove coppie che si vengono a formare, vivranno il loro amore anche se in maniera diversa. La prima coppia si lascerà travolgere dalla loro passione, mentre la seconda deciderà di rinunciare. Fino a giungere a una tragica conclusione.
Lo scrittore Wolfgang Goethe nel romanzo “Le affinità elettive” riesce a mostrare la passione e il conflitto, la felicità e le contraddizioni dei sentimenti. Dalla sua pubblicazione, il libro è stato interpretato da critici e lettori nelle maniera più diverse e contrastanti, scuotendo non poco i lettori dell’Ottocento che non erano abituati ai racconti di incontri erotici, considerati al tempo immorali.

Inoltre Goethe nella sua opera critica la società del tempo e mostra le problematiche legate ai rapporti coniugali in bilico tra ragione e sentimento, precedendo l’intento di alcuni scrittori, come Flaubert, di affrontare il tema del matrimonio con la stessa acutezza.


a cura di A.T.

lunedì 1 luglio 2013

Fahrenheit 451 di Ray Bradbury - Recensione

Montag fa il pompiere in un mondo dove gli incendi, anziché essere spenti, vengono appiccati. Armati di lunghi lanciafiamme, i militi irrompono nelle case dei sovversivi che conservano libri o altra carta stampata e li bruciano: così vuole la legge. Ma Montag non è felice della sua esistenza alienata, tra giganteschi schermi televisivi e slogan, con una moglie indifferente e passiva e un lavoro che svolge per pura e semplice routine. Finché un giorno, dall'incontro con una donna sconosciuta, nasce un sentimento impensabile, e per Montag il pompiere, inizia la scoperta di un mondo diverso da quello in cui è sempre vissuto, un universo di luce non ancora offuscata dalle tenebre della società tecnologica imperante. Scritto nel lontano 1953, "Fahrenheit 451", romanzo prediletto di artisti del calibro di Aldous Huxley e François Truffaut, attesta ancora oggi Bradbury tra i massimi scrittori di fantascienza di tutti i tempi.


a cura di R.G.