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martedì 20 agosto 2013

I Ragazzi di Jo di Luisa Alcott - Recensione

Questo, è l’ultimo racconto, della collana di libri di Luisa Alcott, quindi il seguito di Piccole donne, Piccole donne crescono e Piccoli Uomini.
 Ne “I ragazzi di Jo”, vediamo la nostra amata protagonista e sua sorella Mag, ormai cresciute che si occupano della gestione della vecchia villa di zia March, lasciatogli in proprietà e diventato ormai un vero e proprio istituto educativo per giovani ragazzi.
I piccoli uomini, sono cresciuti e sono pronti per intraprendere il loro faticoso e pericoloso viaggio della vita. Jo, preoccupata per la strada che i suoi ragazzi prenderanno,  parlerà con ognuno di loro per dargli consigli e metterli in guardia  dai pericoli che si incontrano fuori dalla famiglia.

Nel frattempo, a Plumfield, durante l’estate succedono tante cose, i ragazzi crescono e iniziano a incontrare le prime simpatie e nascono così i primi amori,  si spingono ad approfondire e studiare le loro doti, imparando così lezioni importanti. Josie , riesce ad ottenere un colloquio con la signorina Cameron, grande attrice, coronando la sua passione per il teatro. Nan, continua a studiare medicina mentre l’irrequieto Ted impara ad essere più calmo.
Ognuno di essi, imparerà una lezione che li farà diventare più responsabili, ragionevoli, autonomi, seri, forti, resistenti alle tentazioni e decisi sulle proprie scelte.
Dopo tutto questo, un lungo sipario si calerà per sempre su Plumfield e sulla famiglia March.

Consiglio questo libro, soprattutto per i numerosi principi e insegnamenti che  esso contiene, raccontando dell’adolescenza e del lungo viaggio verso la vita che bisogna affrontare, trovandosi davanti ostacoli e difficoltà.  E saranno proprio i consigli della nostra amata Jo, a rendere i nostri vecchi “Piccoli uomini” degli adulti a tutti gli effetti, rendendoli determinati, forti ed implacabili.


                                                                                                          

a cura di Lizzy

venerdì 16 agosto 2013

La Avventure di Gordon Pym di E.A.Poe - Recensione

Unico romanzo di Poe, scritto nel 1837 sull’onda dell’interesse suscitato dalle grandi spedizioni antartiche, la storia di Gordon Pym unisce le suggestioni classiche dell’avventura della grande tradizione letteraria marinaresca ai deliri inquieti di una fantasia “decadente”. In una prosa che pagina dopo pagina si fa più febbricitante, i motivi classici del genere – ammutinamenti, tempeste, naufragi, isole misteriose – vengono contaminati da una vena di orrore che rende il viaggio del protagonista una terribile discesa agli inferi e la lotta per la vita una vera iniziazione alla morte. Le peripezie del giovane Arthur Gordon Pym altro non rappresentano se non il viaggio di Edgar Allan Poe nell’antro tenebroso della sua anima. Non è difficile capire dunque perché grandissimi scrittori di mare come Stevenson, Melville, Conrad e Verne si siano lasciati profondamente suggestionare da questo romanzo, considerato uno dei momenti più alti della letteratura fantastica moderna.


a cura di S.A.

giovedì 8 agosto 2013

Cuore Di Cane di M.Bulgakov - Recensione

Un racconto, a mio avviso, straordinario, ricco nei dettagli e nelle descrizioni dei personaggi ed eventi.Devo dire, che mi ha affascinato fin  da subito.Questa storia bellissima,  narra delle avventure di un povero cane randagio, Pallino, che vive per strada costretto a nutrirsi di scarti e a subire le imprecazioni e le bastonate dei cittadini. Un giorno, viene raccolto per strada dal famoso scienziato Preobrazenskij, che lo accudirà e lo nutrirà rendendolo il cane più bello e felice di tutta Mosca, ma egli, haimè, non sa le vere intenzioni del suo nuovo padrone, ed il motivo che  lo abbia spinto a prenderlo con se, incurante del suo aspetto fisico così tanto malridotto. Sarà, appunto in una di quelle famose sere dove , prima della solita abbondante cena, il povero Pallino, sarà operato e trasformato in un uomo. Il suo esperimento, ha apparentemente un esito positivo, ma l'animale prescelto, conserverà ancora, tutta la sua natura canina, causando una serie di gravi problemi al professore. Non sarà quindi, la bestia a diventare più nobile, bensì è lo spirito umano che si abbasserà al livello canino, o magari semplicemente, l’uomo è più crudele ed insensato di qualsiasi animale. Questa storia, altro non è che un racconto affascinante che si tiene in equilibrio tre la satira del teatro e la precisione scientifica dello scrittore, sprofondando nel grottesco. Mi sento, quindi, come sempre, di consigliare questo libro a tutti gli amanti del genere e a chiunque abbia voglia di lasciarsi trasportare da un racconto sensazionale come questo di Bulgakov, fatto di ricche descrizioni e dialoghi dettagliati, e solo dopo averlo finito, vi consiglio, di guardarne il famoso film, per poter analizzare voi stessi la magnifica opera che Michail A. Bulgakov ha realizzato.


a cura di Lizzy

sabato 3 agosto 2013

Ossessioni di Patrick Suskind - Recensione

Una giovane pittrice agli esordi viene tacciata da un critico di "mancanza di profondità": la ricerca della profondità si trasforma in un'idea fissa che la condurrà a soluzioni estreme. Un pensionato parigino trascorre le sue giornate giocando a scacchi, tormentato dal pensiero dominante di vincere: una vittoria che gli costerà la solitudine. Un vecchio orafo è ossessionato dall'idea che il segreto del mondo sia racchiuso nele forme ammalianti delle conchiglie: la Conchiglia è il principio metafisico su cui tutto si basa, ed è anche la malattia che lo sta distruggendo.





A cura di S.T.

Piccolo Trattato Sulle Verità Dell'Esistenza - Recensione

Un centinaio di pagine scritte in otto giorni con l'urgenza delle cose improrogabili. Un breviario autoironico da cui attingere per evitare gaffe, cavolate, derive e sbagli, specie in amore. Dopo la lettura di questo libro l'esistenza non avrà piú alcun segreto per voi. Saprete tutto dei lombrichi, della pressione e dell'anti-pressione. Imparerete tutto dell'amore redentore, e perfino qualcosa della sorella e della madre dell'autrice; questo senza dimenticare il campanile di Villiers-d'Écaudart, paesino della Normandia che è per lei, piú o meno, ciò che Weimar fu per Goethe. Vi diventeranno familiari il principio dell'attesa e quello fondamentale del risparmio di energia, il concetto dell'astice e quello di rupe. Scoprirete, inoltre, che «l'altro non lo si cambia». In questo «piccolo trattato» Fred Vargas affronta, con umorismo, la vita e i suoi misteri, traendone un distillato acuto e divertente di riflessioni capace, forse, di regalare un po' di sollievo al nostro errare.



a cura di L.P.

martedì 16 luglio 2013

Il Paradiso Degli Orchi di Daniel Pennac - Recensione

Divertente, ironico, interessante, ma anche serio per i temi che vi sono trattati. Con una scrittura sobria e intuitiva, senza troppi fronzoli ma allo stesso tempo con quegli appunti, spesso tra parentesi, che servono a completare la narrazione, con un modo di raccontare che deriva dal suo passato di scrittore per ragazzi, Daniel Pennac ci propone un racconto che, nei panni di un “romanzo giallo”, ci fa sorridere e pensare presentandoci una realtà un po’ grottesca, ma neanche tanto.
Primo romanzo del ciclo Malaussène, Il paradiso degli orchi ruota intorno alla figura di Benjamin (Ben per gli amici) Malaussène, per l’appunto, e della sua famiglia fatta di fratellastri e sorellastre, uno più strano dell’altra, tutti figli di una madre che non fa altro che innamorarsi, fare figli e scappare, lasciando a lui il fardello di crescerli. Come lavoro Ben fa il capro espiatorio in un Grande Magazzino dove girano figure non meno strampalate. Ed è proprio nel luogo di lavoro che succedono i fatti che coinvolgeranno Ben in prima persona e che rischiano di sconvolgergli la vita.
Pennac è davvero bravo a delineare i tratti dei vari personaggi, a descriverli fisicamente e caratterialmente e a farteli sentire vicini con le loro particolarità che li rendono, a una prima impressione, alquanto “estrosi” e così diversi dal comune, ma che in fondo hanno quelle caratteristiche che si possono ritrovare in ognuno di noi e che fanno parte della vita. Una vita che diventa sempre più rumorosa (ecco anche la scelta del Grande Magazzino) e rischia di distogliere le persone dalle cose importanti (infatti Ben riesce a vedere i fatti interessanti durante le sue “non volute” indagini quando non sente niente).
Toglietemi il mondo dalle orecchie, mi piacerà. Tappatemi gli occhi, morirò
Un “giallo” sostanzialmente, ma anche un libro divertente, che non impegna tanto il lettore da un punto di vista mentale, ma che lo tiene legato pagina dopo pagina per scoprire chi o cosa è la causa di tutto.

a cura di R.L.

lunedì 1 luglio 2013

Il Signore Delle Anime di Irene Nemirovsky - Recensione

Dopo essere stato nelle sue mani, dottore, nessuno può più affermare di essere padrone della propria anima» dirà un giorno a Dario Asfar il ricchissimo finanziere Wardes, affidandosi ancora una volta alle cure di quel medico ambiguo quanto fascinoso. A Parigi c’è chi lo accusa di sfruttare la credulità del prossimo. Eppure, nella sua sala d’aspetto continuano a fare la fila le signore della buona società, ansiose di sottoporsi al suo «metodo» – una sorta di psicoanalisi annacquata a uso mondano – per guarire da mali molto spesso immaginari. Del resto, se il dottor Asfar è riuscito a diventare ricco e celebre, è proprio perché, nel momento in cui stava per arrendersi alla miseria e all’emarginazione, ha capito che «queste malattie nervose, queste turbe psichiche, queste inspiegabili fobie, che di certo nessun dottore saprebbe guarire, rappresentano un campo di ampio, illimitato successo». Certo, è dovuto scendere a compromessi talvolta ignobili con la propria coscienza; e ha finito – lui, il «meteco», il «medicastro» malvestito, che, giunto da uno di quei porti dell’Oriente che formicolano di commerci di ogni genere, sognava di trovare in Occidente il proprio riscatto – per non tirarsi indietro di fronte a nessuna richiesta, neanche la più scellerata. Non poteva, e non solo perché aveva una moglie e un figlio da mantenere: ma perché era anche lui un «lupo affamato». «Discendo da una stirpe levantina, oscura» racconta Dario a una di quelle belle signore eleganti che da piccolo gli facevano palpitare il cuore (e di molte farà le sue amanti, collezionandole con «cupa bramosia»). E conclude amaro: «Io credo che esista una fatalità, una maledizione: sono destinato da sempre a essere un mascalzone, un ciarlatano. Non si sfugge al proprio destino



a cura di F.P.

venerdì 28 giugno 2013

Lo Strano Caso Del Dr. Jekyll e Mr. Hyde di Robert Louis Stevenson - Recensione

Un racconto a dir poco agghiacciante, che ti travolge e tiene incollati fino alla fine del libro per poter scoprire quale sorprendente verità si nasconde dietro quest'uomo tanto stimato che per anni si è costretto ad un isolamento totale, per poter combattere contro il suo stesso io.
Il bravo e stimanto Dr. Jekyl, durante degli esperimenti scientifici, si ritrova faccia a faccia con una scoperta fenomenale venendo a conoscenza di un aspetto molto particolare della psiche umana, e scopre così che ogni individuo possiede in realtà una doppia personalità.
Decide di provare una miscela "speciale ed impura" che stravolgerà totalemente la sua figura e la sua personalità.
Jekyll fragile, incerto e lacerato fra impulsi contrastanti, è costretto a celare quegli istinti "così comuni tra gli uomini", e si costringe a celarli e a cederli ad Hyde che li soddisfa in modo macroscopico.
Riusciurà il suo fidato amico Utterson a liberarlo dalla sua ossessione e a far luce sugli ultimi strani avvenimenti?

Non vi resta che lasciarvi "catturare" dal racconto di Stevenson, che vi regalerà ore di intriganti scoperte da brivido.


a cura di Lizzy

La Casa Stregata di H.P.Lovecraft - Recensione

Questo è senza dubbio uno dei racconti più celebri del maestro dell'incubo, egli si ispirò a una casa realmente esistita che il grande ed altrettanto famoso Edgar Allan Poe vedeva durante le sue passeggiate incurante di quanta oscurità ci fosse al suo interno.
Infatti, nella cittadina di Providence si ergeva su di una collinetta questa casa maledetta che per anni ha ucciso chiunque l'abitasse. Orrore, morte, magia, occulto e disperazione sono solo alcuni dei temi che il grande Lowcraft tratterà in questo libro e che lo ha reso uno dei più letti e preferiti in tutto il mondo, e dal quale sono stati realizzati una serie di film altrettanto spaventosi. Riuscirà quindi il nostro curioso protagonista a liberare la città da questa incombente dimora spaventosa? Non vi resta che leggerlo e lasciarvi trasportare dall'incubo.
In questo volume è presente un secondo racconto molto inquietante, L'orrore a Red Hok, dove Malone, il poliziotto più famoso della città si ritrova alle prese con una serie di strane sparizioni di bambini e da un gruppo di immigrati clandestini che usavano riunirsi in una chiesa sconsacrata per venerare Lilith, il loro dio, e per offrirgli organi umani in sacrificio.
Questi due racconti sono considerati tra i migliori scritti da Lovecraft, egli ci fa risalire ai recessi più oscuri e soprannaturali che si trovano alle radici dell'animo umano, facendo riaffiorare in noi gli incubi e le angosce che cerchiamo di respingere.

In conclusione, mi sento di consigliarvi queste letture per aprire in voi uno spiraglio di curiosità verso questo scrittore che è stato appunto considerato "il grande maestro dell'occulto" e che vi terrà sicuramente col fiato sospeso.



A cura di Lizzy

giovedì 27 giugno 2013

Il Banchiere Anarchico E Altri Racconti di Fernando Pessoa - Recensione

Il racconto più famoso è sicuramente quello che dà il titolo alla pubblicazione, un racconto stimolante che approfondisce un tema storicamente “caldo”, quale l’anarchia, con grandissima capacità. La trama del racconto si svolge in un ristorante dove un uomo d’affari con grande semplicità svela, dialogando con il suo interlocutore, che si possa tranquillamente conciliare ricchezza e anarchia. Lo fa attraverso un dialogo quasi platonico, in modo limpido e geniale. Parlare di questo argomento non è mai stato facile, tutto sommato nemmeno oggi, e quando viene affrontato, si scade spesso in vecchi stereotipi figli del secolo scorso. Pessoa invece affronta il tema con grande intelligenza: “Che cosa vuole l’anarchico? La libertà: la libertà per sé e per gli altri, per tutta l’umanità. Vuole essere libero dall’influenza o dalla pressione delle finzioni sociali; vuole essere libero come quando è nato ed è comparso il mondo, come deve essere come deve essere secondo giustizia; e vuole questa libertà per sé e per tutti gli altri. Non tutti possono essere uguali di fronte alla natura: chi nasce alto, chi basso; chi forte, chi debole; uno più intelligente, l’altro meno… Ma da questo punto in avanti tutti possono essere uguali: solo le finzioni sociali fanno sì che ciò non avvenga. E proprio queste finzioni bisognava distruggere”.  Pagina dopo pagina si intravede la delusione dell’uomo d’affari, e di Pessoa, verso le masse e le rivoluzioni sociali mentre chiara si sviluppa la linea progettuale che vede nel singolo, nella persona, la via per il raggiungimento di quella tanto ricercata “libertà” che passa attraverso la realizzazione e valorizzazione di sé stessi e della propria individualità.

Il volumetto contiene anche il racconto Una cena molto originale dove un presidente di una società gastronomica organizza una cena a sorpresa e, dal punto di vista culinario, molto originale. Si tratterrà di una cena davvero macabra dove l’autore si diverte a disegnare bizzarre situazioni analizzando l’emotività dei partecipanti alla cena che si trasforma in un appuntamento grottesco e raccapricciante . Il terzo e ultimo racconto Il furto nella Villa delle Vigne serve probabilmente a Pessoa per giocare a fare Sherlock Holmes ed indagare su un crimine molto strano e particolare. Un racconto facilmente leggibile ma di minore intensità rispetto i precedenti.




A cura di Giannandrea Mencini


mercoledì 26 giugno 2013

Il Codice Della Follia di Edi e Camillo Minguzzi - Recensione

Il codice della follia, il romanzo di Edi e Camillo Minguzzi è ambientato in Svizzera. La tranquillità della ridente località di Lucerna è sconvolta da una serie di omicidi. Un serial killer uccide, seziona e getta nel lago le sue vittime chiuse, insieme a steli di rosa, in sacchi di plastica. In un primo momento le indagini della polizia si concentrano sugli ospiti di una lussuosa casa di cura per disturbi mentali diretta dallo psichiatra Herbert Kampitsch. “Le farfalle” è una clinica innovativa, perché gli ospiti hanno margini di libertà per potersi muovere, seppur controllati. Sono sulle tracce dell’assassino, Jorg Kampitsch, ricco e libertino cugino del medico, la bella Karin ed Erik, un sagace studente di filologia classica. La soluzione dell’enigma è in un codice che ha un sua chiave di interpretazione, ma cela un terribile segreto…


Il codice della follia, come si può decifrare? Attraverso la mitologia, ci si riferisce alle patologie. Lo stesso nome della clinica “Le farfalle” allude alla prola greca psyché che significa anima, ma anche farfalla. La stessa mitologia è applicata “in codice” ai disturbi dei pazienti. Alcuni  addirittura lavorano con identità segrete all’interno della clinica. Sigmund Freud ha rivolto la sua attenzione soprattutto al mito di Edipo. Il suo allievo Carl Gustav Jung ha pensato che non solo il mito di Edipo, ma tutti i miti rappresentino in forma di racconto le pulsioni, gli istinti irrazionali, i meccanismi psicologici consci e inconsci che governano le nostre azioni. E se uno li reprime, secondo Jung diventano malattie mentali: “gli dèi sono diventati malattie”. Su questo principio si basa la clinica psichiatrica dove alcuni malati di mente non sono schedati con il loro nome, ma sono nascosti sotto il nome del dio o dell’eroe a cui si collega la loro psicopatia. E uno degli aspetti più originali e nello stesso più raffinati di questo libro è il fatto che per arrivare all’assassino, la chiave di volta sta proprio nella mitologia. Il romanzo di Edi e Camillo Minguzzi è provvisto anche di un glossario, in coda al testo, per supportare il lettore nella conoscenza dei miti e della mitologia, rendendolo partecipe della ricerca del killer.



A cura di F.V.

Un Muro Di Ghiaccio di Licia Campi Pezzi - Recensione

La scrittrice Licia Campi Pezzi nel suo romanzo “Un muro di ghiaccio” pubblicato dalla Miremi Editore, ci racconta una storia ambientata durante il periodo della prima guerra mondiale, tra il 1913 e il 1919 e si svolge tra Trento e Vienna.

“Un muro di ghiaccio” parla di una storia d’amore, quella tra Aurora, figlia di un colonnello dell’esercito austro-ungarico e Amedeo, uno studente appassionato che decide di seguire le sue ragioni per andare a vivere la Storia in prima persona, ma poi verrà sconvolto dalla crudezza e disumanità della guerra, che apriranno in lui una forte crisi di coscienza.

La prima guerra mondiale si frappone tra Aurora e Amedeo innalzando una sorta di muro tra i due, un muro che sembra difficile da superare, ma nonostante la lontananza, la sofferenza e ciò che li coinvolge in prima persona, il loro amore si rafforza giorno dopo giorno.
Al di là della loro relazione, la scrittrice Licia Campi Pezzi riesce a scavare in profondità nei personaggi, per presentarceli nella maniera più completa possibile. Aurora viene descritta nel suo ambiente familiare, tra mille difficoltà causate da una madre troppo legata ai beni materiali, che pensa solo a se stessa e un padre troppo rigido, che farebbe di tutto per la figlia.

“Un muro di ghiaccio” è un romanzo storico intenso, in cui vengono presi in considerazione i vari schieramenti e il modo differente dei personaggi di affrontare quel periodo storico. La scrittrice Licia Campi Pezzi racconta con linearità e semplicità vicende complesse che vedono come protagonista la guerra, senza mai essere scontata.

La capacità con cui la scrittrice Licia Campi Pezzi è riuscita a ricostruire la Storia e a renderla semplificata e comprensibile anche per chi non ha la conoscenza approfondita di quel periodo storico, dà un valore aggiunto al libro


a cura di R.P.

venerdì 21 giugno 2013

L'Ombra Del Bosco Scarno di Massimo Rossi - Recensione

Nella comunità di San Mathias il male sembra essere più forte degli uomini… La tranquillità degli abitanti della valle di Stille, un altopiano isolato e di difficile accesso, è stata turbata. Qualcuno ha violato una delle regole millenarie del Metodo imposto dal fondatore san Mathias. Il parroco don Basilius, guida spirituale dei valligiani, è preoccupato: un pericolo sconosciuto sta per abbattersi sulla comunità. Come se non bastasse, un bambino scompare misteriosamente nel bosco. Verrà riportato a casa apparentemente in buone condizioni ma ostaggio di un mutismo che potrebbe essere senza via di uscita. Cos'è successo nel buio di quel bosco? Il bambino si è solo perso o qualcuno lo ha rapito? I suoi occhi hanno forse visto qualcosa che doveva rimanere nell'ombra? Indizi e sospetti si stringono intorno a una vecchia auto e al maso Becker, proprietà di un famoso e piuttosto eccentrico stilista svizzero. La psicologa Helena, una ex poliziotta scelta per il recupero del piccolo, con pazienza traccia un percorso nelle indagini mettendo a nudo lati oscuri del luogo e dei suoi abitanti, segreti inimmaginabili. Un thriller psicologico intenso macchiato di noir, in cui tutto e tutti possono essere il contrario di quello che sembrano.


A cura di F.L.

giovedì 13 giugno 2013

L'ultima Jana di Pia Deidda - Recensione

In che modo si possono conoscere le tradizioni sarde se non con una bella fiaba? È quel che ha fatto l’autrice Pia Deidda grazie al suo meraviglioso romanzo e al suo personaggio Cicytella, una piccola fata giocherellona, simpatica e a volte ingenua e birichina. Attraverso le sue vicende, l’autrice ci fa esplorare un mondo magico dove sapori, odori, canti e suoni, si mescolano fra loro riportando alla luce quelle tradizioni antiche e atmosfere fiabesche che abbiamo un po’ dimenticato e che fanno della Sardegna una terra ricca di mistero, fascino e magia. Una storia che non è solo una storia, ma un viaggio nella Sardegna ancestrale.


a cura di Angela Meloni


martedì 28 maggio 2013

Oblivion di Greg keyes - Recensione

Devo dire che questo libro mi ha colpita tantissimo e mi ha affascinata fin da subito per i luoghi e i personaggi tanto realistici ed accuratamente descritti.  Questo racconto scritto da Greg Keyes è tratto dal videogioco di successo "Oblivion" e narra le vicende di due giovani protagonisti Annaig una giovane e graziosa ragazza e Mere-Glim un bizzarro Argoniano (uomo-lucertola).
 Nel cielo è apparsa una città, sradicata dal suolo e sospesa in aria,  che sta gettando nel panico tutti gli abitanti dell'impero e sta lasciando a terra una scia di creature non morte al suo passaggio.
 I due amici si ritroveranno catapultati su questa città volante e costretti a lavori pesanti per non finire nelle grinfie dei mostruosi abitanti del castello che finirebbero per mangiarseli.
I due cercheranno, con l'aiuto del principe Attrebus, giovane guerriero leggendario di scoprire le vere intenzioni di queste strane creature e a prepararsi ad una imminente battaglia.
Il finale è ahimè aperto e quindi se volete scoprire come finisce questa affascinante storia fatta di amori e sfide non vi resta che aspettare anche il secondo volume.

Infine, lo consiglio non solo agli amanti del videogioco ma anche a chi non lo conosce affatto e ha voglia di cimentarsi nella lettura di un racconto avventuroso ricco di magie e strane creature.


A cura di Lizzy

martedì 14 maggio 2013

Le montagne Della Follia di H.P.Lovercraft - Recensione


Questo racconto è un affascinante horror gotico che fu scritto nel 1936 da Howard P. Lowecraft artista e narratore statunitense che divenne il genio dell'incubo e dell'oscuro alla pari dell'altrettanto famoso Edgar Allan Poe.
Il libro narra di una spedizione scientifica in Antartide per la ricerca e lo studio di reperti  antchi. Sarà quindi, durante questa spedizione che i nostri protagonisti  ritroveranno i resti di un'antica civiltà, custodite da strane creature appartenenti alle profondità cosmiche e che ibernate sono  arrivati sulla terra.
 Durante tutto il percorso scientifico e l'analizzazione dei reperti, questo gruppo di studiosi si ritroverà ad affrontare una serie di avventure da paura che li porterà alla perdita della coscienza umana fino alla pazzia.
 Consiglio questo libro agli amanti del genere ma mi sento di proporlo anche a coloro che come me non hanno mai avuto la possibilità di leggere uno dei racconti più famosi e soprattutto d'orrore di questo affascinante scrittore.  Se avete quindi, voglia di lasciarvi trasportare in questa lunga spedizione nelle Montagne della follia troverete sicuramente le paure più nascoste e gli incubi più terribili.
                                                                                                                  

a cura di Lizzy

martedì 7 maggio 2013

Farfalle Sul Mekong di Corrado Ruggeri - Recensione

“Il caldo umido è bello quando non si ha niente da fare, quando si sta sdraiati con il corpo abbandonato e la testa persa nel nulla, perché non c’è niente da rimpiangere o altro da desiderare sulla riva del fiume di Bangkok.” Farfalle sul Mekong ha il ritmo di un romanzo e la potenza descrittiva dello stile giornalistico. Avvincente come un giallo, arricchisce con l’ironia una riflessione attenta e sensibile ai problemi e alle contraddizioni dell’Oriente. Dove, nei villaggi di montagna thailandesi, le tribù che coltivano oppio banchettano tuttora con il tradizionale menu a base di polpette di carne vietnamita e con il cobra spellato vivo di cui bevono il sangue ancora caldo. Dove il lussuoso turismo di Bangkok contrasta in modo stridente con la povertà. Dove le ragazze della guerriglia uccise mentre combattevano nel loro costume nero tradizionale hanno messo le ali e si sono trasformate nelle multicolori farfalle del fiume Mekong.

a cura di R.D.

giovedì 25 aprile 2013

Guida Galattica Per Gli Autostoppisti di Douglas Adams - Recensione


Guida galattica per gli autostoppisti (The Hitch-Hiker’s Guide to the Galaxy, 1979) scritto da Douglas Noël Adams (1952-2001) è un piccolo capolavoro della fantascienza umoristica pubblicato in Italia da Mondadori. L’autore inglese, molto conosciuto in Inghilterra e nel mondo, raggiunse la fama attraverso delle originali puntate radiofoniche, da lui scritte e prodotte, trasmesse dalla BBC nel 1978. Un grandissimo successo che indusse Adams a rielaborare le storie radiotrasmesse e a scrivere un ciclo di romanzi umoristici ambientati nello spazio (acquista su la Feltrinelli.it il ciclo completo!). Pertanto Guida galattica per gli autostoppisti è il primo di una serie di romanzi che hanno per protagonisti simpatici ed incredibili personaggi.

L’assurda trama vede protagonista Arthur Dent che si accorge che alcune ruspe stanno per abbattere la sua casa per far passare una superstrada e, poco dopo, Arthur stesso, come il resto degli abitanti della Terra, viene a sapere che il pianeta sta per scomparire grazie all’arrivo di alcune astronavi. Il nostro verrà salvato all’ultimo momento da Ford Prefect, un vecchio amico che scoprirà essere alieno, che lo trascinerà con sé chiedendo un passaggio a una delle astronavi demolitrici della Terra.

Arthur scoprirà l’intero Universo attraverso la Guida galattica per gli autostoppisti, un libro computer (forse Adams prevedeva già l’arrivo degli e_book ?) molto venduto nelle galassie in quanto costa poco e reca stampate sulla copertina le parole DON’T PANIC.

Il resto sono avventure improbabili, a proposito la loro astronave viaggia a “propulsione a improbabilità infinita”, che li porteranno a incontrare i progettisti della Terra e a imbattersi nella riuscitissima e simpaticissima figura di Marvin, l’unico robot perennemente depresso.

Il libro si legge con estrema facilità, scritto benissimo e con un linguaggio immediato e scorrevole che strappa sorrisi quasi ad ogni pagina. Un libro che può sicuramente piacere anche a chi non ama o addirittura detesta, la letteratura di fantascienza.

Da segnalare che proprio recentemente, l’11 marzo 2013, Google ha dedicato un doodle animato nella sua home page a Douglas Adams in occasione del 61esimo anniversario dalla nascita

A cura di A.T.

mercoledì 24 aprile 2013

Avevano Spento Anche La Luna di Ruta Sepetys - Recensione


La trama e le recensioni di Avevano spento anche la luna, romanzo di Ruta Sepetys edito da Garzanti. Lina ha appena compiuto quindici anni quando scopre che basta una notte, una sola, per cambiare il corso di tutta una vita. Quando arrivano quegli uomini e la costringono ad abbandonare tutto. E a ricordarle chi è, chi era, le rimangono soltanto una camicia da notte, qualche disegno e la sua innocenza. È il 14 giugno del 1941 quando la polizia sovietica irrompe con violenza in casa sua, in Lituania. Lina, figlia del rettore dell'università, è sulla lista nera, insieme a molti altri scrittori, professori, dottori e alle loro famiglie. Sono colpevoli di un solo reato, quello di esistere. Verrà deportata. Insieme alla madre e al fratellino viene ammassata con centinaia di persone su un treno e inizia un viaggio senza ritorno tra le steppe russe. Settimane di fame e di sete. Fino all'arrivo in Siberia, in un campo di lavoro dove tutto è grigio, dove regna il buio, dove il freddo uccide, sussurrando. E dove non resta niente, se non la polvere della terra che i deportati sono costretti a scavare, giorno dopo giorno. Ma c'è qualcosa che non possono togliere a Lina. La sua dignità. La sua forza. La luce nei suoi occhi. E il suo coraggio. Quando non è costretta a lavorare, Lina disegna. Documenta tutto. Deve riuscire a far giungere i disegni al campo di prigionia del padre. È l'unico modo, se c'è, per salvarsi. Per gridare che sono ancora vivi. Lina si batte per la propria vita, decisa a non consegnare la sua paura alle guardie, giurando che, se riuscirà a sopravvivere, onererà per mezzo dell'arte e della scrittura la sua famiglia e le migliaia di famiglie sepolte in Siberia. Ispirato a una storia vera, Avevano spento anche la luna spezza il silenzio su uno dei più terribili genocidi della storia, le deportazioni dai paesi baltici nei gulag staliniani. Venduto in ventotto paesi, appena uscito in America è balzato in testa alle classifiche del «New York Times». Definito all'unanimità da librai, lettori, giornalisti e insegnanti un romanzo importante e potente, racconta una storia unica e sconvolgente, che strappa il respiro e rivela la natura miracolosa dello spirito umano, capace di sopravvivere e continuare a lottare anche quando tutto è perso. 

Ruta Sepetys è nata in Michigan, da una famiglia di rifugiati lituani. Non ha mai dimenticato le sue origini e la storia della sua famiglia. Per questo è andata in Lituania, nel tentativo di recuperare la memoria paterna. Per scrivere Avevano spento anche la luna le ricerche sono state impegnative e l'hanno portata a visitare i campi di lavoro in Siberia e a conoscere storici e tantissimi sopravvissuti, che l'hanno aiutata a descrivere i particolari più importanti di quel passato di atrocità.

A cura di V.S.

lunedì 22 aprile 2013

Il Ritratto Di Dorian Gray di Oscar Wilde - Recensione


Il ritratto di Dorian Gray è un romanzo di Oscar Wilde,  ambientato nella Londra del 19esimo secolo. Quando il famoso pittore londinese Basil Hallward mostra al suo amico Lord Henry la sua ultima opera: il ritratto di un giovane nobile, Lord Henry viene rapito dalla bellezza e chiede a Basil di incontrare il giovane. Il pittore, alla fine cede e gli presenta il bellissimo e giovanissimo Dorian Gray.
Il giovane ed innocente Dorian lega subito con Lord Henry, che lo invita a non sprecare il dono della bellezza e della gioventù ma anzi, di sfruttare tutto questo. Questo spinge Dorian ad esprimere quasi per scherzo un desiderio: vorrebbe che i segni che la vita lascia col tempo alle persone possano essere rivolti al suo ritratto, e non a sè stesso.  E questo si avvera. Cosi, ogni volta che il giovane perde innocenza, il suo ritratto acquista una ruga o un espressione cattiva. Quando Dorian se ne accorge, nasconde il ritratto in soffitta. Nessuno deve sapere quanto è sporca la sua anima, resa visibile dal ritratto.



 a cura di Sarah Pugliese